Stress e burnout

Come ritrovare equilibrio ed energie

Quando lo stress diventa costante e senti di non avere più energie, è importante fermarsi e ascoltare i segnali del corpo e della mente, per prevenire o affrontare il burnout.


Ci sono momenti in cui tutto sembra accumularsi: le richieste aumentano, il tempo diminuisce, le energie si assottigliano… Spesso la risposta che ci si dà è: è solo un periodo, passerà... ma poi quello che purtroppo accade è che nella sopportazione il corpo inizia a parlare: stanchezza costante, difficoltà a concentrarti, irritabilità, sonno disturbato… e dentro monta una sensazione sempre più forte: “Non ce la faccio più.”

Se ti riconosci in queste parole, potresti non essere semplicemente “stressat*, ma potresti essere vicino – o già dentro – a una condizione di stress cronico o burnout.


Stress e burnout: non sono la stessa cosa

Anche se la parola stress, di per sé, è fortemente abusata, nella realtà lo stress non è sempre negativo, anzi. È una risposta naturale del nostro organismo alle richieste della vita. Una risposta provvidenziale! – potremmo dire.

Quando abbiamo una scadenza imminente (un esame, un colloquio…) lo stress ci consente di attivare un insieme di strategie che ci consentono di prepararci con maggior efficacia e presenza.

Il problema non nasce dallo stress in sè per sè, ma la sua presenza continua, intensa e senza possibilità di recupero. Quando invece di essere stressati per un tempo limitato e condizionato ad una scadenza, ci ritroviamo a vivere – costantemente – sotto pressione, è un po’ come se vivessimo con degli aghetti che sollecitano il nostro sistema nervoso.

E’ così che si arriva al burnout. Quando la nostra vita diventa un continuo di ansie, preoccupazioni, prove da superare, emozioni difficili da gestire… non si sta più attraversando una situazione di difficoltà acuta da superare, ma si sta vivendo in una condizione di esaurimento fisico, emotivo e mentale legata – per l’appunto – a uno stress prolungato e non gestito.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il burnout è una sindrome che deriva da stress cronico sul lavoro non gestito con successo, caratterizzata da:

  • esaurimento energetico
  • distacco emotivo o cinismo
  • ridotta efficacia personale

La sensazione non è dunque di “solo stanchezza”… ma la percezione è di sentirsi svuotati.

Come capire se stai vivendo stress o burnout

Non sempre è facile riconoscere la differenza tra uno stato di stress significativo e una condizione di burnout, perché spesso siamo abituati a resistere. La stessa società ci invita al sacrificio, alla sopportazione, alla rinuncia.

Alcuni segnali che è importante non sottovalutare sono:

Segnali fisici

  • stanchezza persistente
  • mal di testa, tensioni muscolari
  • disturbi del sonno
  • difficoltà a recuperare energie anche dopo il riposo

Segnali emotivi

  • irritabilità o apatia
  • senso di sopraffazione
  • perdita di motivazione
  • sensazione di fallimento o inadeguatezza

Segnali mentali e relazionali

  • difficoltà di concentrazione
  • distacco dal lavoro o dalle persone
  • cinismo, chiusura
  • calo della produttività

Il burnout non arriva all’improvviso, è il risultato – lento – di un accumulo, un sovraccarico… che si palesa quando meno ce lo aspettiamo.


Le fasi del burnout: un processo, non un crollo improvviso

Le fasi che possiamo individuare nella manifestazione del burnout sono:

  1. Entusiasmo e iper-coinvolgimento
  2. Disillusione
  3. Frustrazione e distacco
  4. Esaurimento

Se pensiamo a cosa accade quando entri all’interno di un contesto lavorativo, è facile immaginare che all’inizio si è molto motivati, poi se le richieste sono particolarmente pressanti e sfidanti, si inizia ad avvertire una stanchezza crescente… infine, se l’azienda e/o il contesto, non intervengono a ridistribuire i carichi, a migliorare l’equilibrio lavoro-vita privata… si arriva a percepire un senso di svuotamento.

Perché succede?

Il più delle volte, quando le persone arrivano a chiedere aiuto, una delle prime domande che si pongono è: perché mi sta capitando questo? C’è forse qualcosa in me che non va bene? …ed una delle rassicurazioni che mi sento di dare, anche ora, anche attraverso un semplice articolo è: il burnout non è un segno di debolezza. E nemmeno incapacità.

Quando si arriva ad un livello simile di stress e dunque di disagio, la colpa non è di qualcuno. La responsabilità dipende da un sistema, da uno squilibrio tra:

  • ciò che viene richiesto
  • le risorse disponibili
  • il riconoscimento ricevuto

Il burnout è un processo complesso che coinvolge:

  • fattori personali (perfezionismo, responsabilità elevata)
  • fattori lavorativi (carico eccessivo, mancanza di controllo)
  • fattori relazionali (pressioni, conflitti, mancanza di supporto)

Quando chiedere aiuto

Se si pensa alle statistiche, al numero di persone che arrivano al burnout e al numero di professionisti che ne sono – ogni anno – vittime, è facile desumere che molte persone arrivano a chiedere aiuto tardi.

In Italia, secondo l’A&B Associati srl, circa il 16% dei lavoratori presenta sintomi di burnout, mentre un lavoratore su 5 è a rischio. Da alcune indagini, quasi 1 persona su 3 (29%) ha sperimentato burnout. Se ci pensi bene, questo è un dato molto forte perchè ci offre l’opportunità di considerare questa problematica non come un fenomeno che riguarda pochi, bensì come una questione sociale che coinvolge una quota significativa della popolazione.

E’ dunque fondamentale – sospendendo qualunque forma di giudizio, chiedere aiuto quando:

  • il corpo è già stanco
  • la mente è già piena
  • la motivazione è già crollata.

Più nel concreto, potremmo dire che è importante rivolgersi ad un medico e/o ad un professionista nel momento in cui:

  • senti di essere sempre sotto pressione
  • non riesci più a recuperare energie
  • il lavoro invade tutta la tua vita
  • ti senti distaccato/a da ciò che prima ti coinvolgeva
  • inizi a pensare che “tanto non cambia niente”

Non serve aspettare di stare male “abbastanza” per muoversi. Anzi! L’ideale, come sempre, sarebbe iniziare ad attivarsi non appena ci rendiamo conto che il carico che stiamo portando è troppo pesante e, soprattutto, il tempo di recupero che il lavoro ci permette di avere, non è più sufficiente.

Come può aiutarti un percorso psicologico

Quando le persone si rivolgono presso il mio studio per lavorare sullo stress e sul burnout, la prima cosa che spiego loro è che, per ridurre il carico e la pressione occorre, prima di tutto, accogliere l’idea di fermarsi e ascoltarsi.

Una volta accolta questa premessa, insieme possiamo lavorare per:

  • riconoscere i segnali precoci del sovraccarico
  • comprendere cosa mantiene lo stress nel tempo
  • ridefinire priorità, limiti e confini
  • sviluppare strategie concrete per gestire le richieste
  • recuperare energie e senso

All’interno di un percorso terapeutico, non si lavora solo per “gestire meglio il tempo”, ma – soprattutto – per imparare a ricavarsi uno spazio per noi.


Alcune domande ricorrenti:

Come faccio a capire se è solo stress o burnout?

Lo stress è spesso temporaneo e legato a un periodo specifico, mentre il burnout, è una condizione più profonda e persistente: ti senti svuotat*, demotivat* e fatichi a recuperare energie anche quando ti fermi. Se il senso di stanchezza e distacco dura da tempo e coinvolge più aree della tua vita, è un segnale importante da approfondire.

Il burnout è una malattia?

Il burnout non è classificato come una malattia, ma come una sindrome legata allo stress cronico, soprattutto in ambito lavorativo. Il fatto che non sia definito come tale però, non significa che sia meno importante: può avere un impatto significativo sul benessere psicologico, fisico e relazionale.

Il burnout passa da solo?

Le ricerche scientifiche e gli studi specifici riportano che raramente il burnout è una sindrome (un insieme di sintomi) che passa da solo. A volte una pausa può aiutare temporaneamente, ma se non si interviene sulle cause profonde, il rischio è che il malessere si ripresenti di nuovo. Fermarsi, comprendere cosa sta succedendo e intervenire in modo mirato è dunque fondamentale.

Quali sono i primi segnali del burnout?

I primi segnali che dovrebbero farci allarmare sono: stanchezza costante, difficoltà nel concentrarsi, irritabilità, calo della motivazione… Molte volte, soprattutto quando gli ambienti di lavoro sono particolarmente competitivi e prestativi, questi sintomi tendono ad essere sottovalutati. Riconoscerli precocemente è fondamentale per prevenire un peggioramento ed intervenire in maniera adeguata sulla persona e/o all’interno del contesto.

Il burnout riguarda solo il lavoro?

Il burnout nasce spesso in ambito lavorativo, ma può estendersi anche alla vita personale, soprattutto se all’interno della famiglia è magari presente una situazione di disabilità, malattia, vulnerabilità.

Chi è più a rischio di burnout?

Dagli studi statistici è emerso che alcune professioni, così come alcune persone, sono più esposte, al burnout. Tra queste troviamo:

  • chi ha un forte senso di responsabilità
  • chi fatica a dire “no”
  • chi tende al perfezionismo
  • chi lavora in contesti ad alta pressione

Come si cura il burnout?

Proprio perché il burnout non è una malattia, ma una sindrome legata a più fattori tra loro concatenati, non esiste nè una cura, né una soluzione unica. Ecco perché un percorso psicologico può aiutarti a:

  • comprendere le cause del sovraccarico
  • riorganizzare priorità e confini
  • sviluppare strategie concrete per gestire lo stress
  • recuperare energie e senso

e dunque lavorare sull’obiettivo finale che non è solo “resistere meglio”, ma trovare un equilibrio più sostenibile.

Quando è il momento giusto per chiedere aiuto?

Premesso che sarebbe opportuno monitorare sempre – in maniera periodica – il proprio stato di salute psicofisica, per quanto riguarda il burnout, fondamentale è non arrivare al limite.

Può essere utile chiedere aiuto, dunque, quando:

  • ci sentiamo costantemente sopraffatti
  • non riusciamo più a recuperare energie
  • il lavoro invade tutta la nostra vita
  • iniziamo a sentirci distaccati da ciò che facciamo

Anche solo il dubbio può essere un segnale importante da ascoltare.

Quanto dura il burnout?

Quando si attraversa un momento di intenso disagio , tanto da arrivare al burnout, la durata di questo malessere varia da persona a persona e dipende dal tipo di aiuto che si chiede. Senza un intervento, può protrarsi anche per mesi o anni. Con il giusto supporto, è possibile ridurre significativamente i tempi di recupero.

Il burnout può causare ansia o depressione?

Sì, il burnout può essere associato a sintomi ansiosi e depressivi, soprattutto se persiste nel tempo senza essere affrontato. A tal proposito può essere interessante andare ad approfondire entrambe queste due tematiche.


Un passo possibile

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Se ancora hai qualche dubbio, desideri avere maggiori elementi, ti invito o ad ascoltare il ciclo di dirette dedicato allo stress e al burnout che trovi sul mio canale Youtube o a leggerti alcuni degli articoli che puoi trovare all’interno del mio blog.