Quando il mondo diventa incerto: come gestire l’ansia per la guerra
Ti senti in ansia per la guerra o per quello che accade nel mondo?
Dallo scoppio della guerra in Ucraina, l’inasprirsi del conflitto lungo la striscia di Gaza, fino a quello che sta accadendo negli ultimi giorni in Iran… possiamo dire che stiamo vivendo degli anni sempre più difficili. Dopo l’avvento del Covid, ci era sembrato di vivere una parentesi di pace e serenità – di apparente normalità – e quando le armi son tornate ad essere lo strumento di dialogo è stato un po’ come vivere un fulmine a ciel sereno. Nessuno se lo sarebbe aspettato. Così come nessuno – oggi – si sarebbe immaginato di vivere un momento storico così denso di avvenimenti politico-sociali.
E’ normale sentirsi ansiosi o impauriti?
Negli ultimi mesi molte persone raccontano di sentirsi più preoccupate per ciò che accade nel mondo. Tra telegiornali, social e aggiornamenti continui, è difficile non imbattersi in notizie legate a guerre, tensioni internazionali e crisi.
E allora la domanda diventa: è normale provare questa paura?
La risposta è sì.
L’essere umano ha bisogno di sicurezza
L’essere umano ha bisogno di sentirsi al sicuro; e quando gli eventi internazionali, anche se lontani, ci dicono che la nostra sicurezza potrebbe venir meno, la nostra mente – naturalmente – entra in uno stato di allerta. Il cervello quando percepisce che un equilibrio è stato alterato, per preservarci e garantirci la sopravvivenza, si attiva. È qui che entra in gioco l’emozione della paura: una risposta antica dell’essere umano che ci segnala la presenza di un pericolo.
Perché ci sentiamo così coinvolti, anche se è lontano?
Molte persone che stanno attraversando questo momento con forti stati d’ansia mi chiedono spesso come mai si sentano così tanto coinvolti da quello che sta succedendo nel mondo… come se la lontananza possa essere in qualche modo annoverata tra i fattori di protezione.
Il punto è che oramai le distanze non sono più – come in passato – qualcosa che ci fa percepire al sicuro. Viviamo in un’epoca globalizzata, dove i paesi – e le persone – sono connesse h24, non più solo con un telefono, ma attraverso relazioni significative, scambi… e tutto questo annulla i confini e gli spazi. Siamo esposti continuamente a notizie, aggiornamenti… e il nostro cervello è un po’ come se percepisse di essere immerso in una costante minaccia.
La nostra empatia e la nostra compassione in questo scenario, come agiscono?
C’è poi un altro aspetto importante: la nostra capacità di essere empatici e compassionevoli. Quando assistiamo a immagini o racconti di guerra, una parte di noi si attiva. L’empatia ci fa sentire il dolore degli altri; la compassione ci spinge a voler fare qualcosa per alleviarlo.
Ed è proprio questa apertura emotiva, così preziosa, che può anche renderci più vulnerabili.
Il cervello distingue tra pericolo reale e raccontato?
Quando le informazioni che ci circondano non sono altro che notizie allarmanti, di guerre, di conflitti… oltre a tutto quello che abbiamo già esposto, c’è poi un altro aspetto molto importante. Il cervello, per sua natura, ogni volta che percepisce una minaccia si attiva. Sia se la minaccia è reale, sia se è presunta o raccontata. Provate ad immaginarvi al cinema di fronte ad un film di avventura, di azione, di guerra. Nonostante sappiamo – benissimo – che quello che stiamo guardando sia finto, una parte di noi si attiva, come lo farebbe nella realtà. Se il cervello riceve dunque continue notizie in merito ad uno stato di allarme costante, reagisce come se fosse in una continua situazione di emergenza. Anche suscitandoci ad immaginare possibili scenari futuri.
Come le notizie influenzano la nostra mente
Lo avevamo già vissuto ai tempi del Covid e della pandemia: il modo con il quale ci vengono trasmesse – o meno – le informazioni, ha un effetto su di noi, a prescindere dal contenuto. Se l’esposizione è continua e allarmistica, il rischio è quello di vivere in una costante sensazione di emergenza.
E il nostro sistema reagisce attivando modalità di difesa: attacco o fuga.
Come facciamo a capire quando la paura è troppo alta?
La paura di per sè è una delle nostre emozioni primarie. Preziosissima per la funzione che svolge nel farci allontanare da ciò che ci agita e prevenire potenziali pericoli. Diventa troppa – e dunque disfunzionale – quando ci accorgiamo di:
- avere pensieri ripetitivi su quello che potrebbe accadere
- avere continuo bisogno di controllare le notizie
- avere difficoltà a dormire
- essere irritabili e tesi costantemente
- avvertire un forte senso di impotenza
Il “senso di impotenza”, è giusto?
Quando le situazione che ci troviamo a vivere sono tanto più grandi di noi, sentirsi impotenti non è qualcosa di “strano po di sbagliato”. A dirla tutta, sarebbe strano proprio il contrario. Conflitti internazionali, aumento dei prezzi, instabilità socio-politica… tutto sembra sfuggire al nostro controllo. Ed è proprio per questo che ci sentiamo profondamente a disagio. La mente umana ha bisogno – per sua natura – di sentire che può fare qualcosa.
Come possiamo gestire l’ansia per la guerra nel quotidiano
- Limitare l’esposizione alle notizie a solo 1-2 momenti al giorno così da ridurre il senso di immersione nell’emergenza
- Portare attenzione alla nostra quotidianità e – nello specifico – a tutte quelle azioni – piccole o grandi che siano – che ci permettono di avere un controllo sulla nostra vita
- Condividere con le persone che ci circondano – soprattutto all’interno delle nostre relazioni più significative – le emozioni che si provano.
Come parlare ai bambini della guerra
Sebbene ci possa sembrare controintuitivo, sebbene spesso la cosa più comune che si tende a fare è “nascondere o minimizzare”, se si vive in casa con dei bambini seguire questi piccoli consigli può essere davvero prezioso.
I bambini infatti – oggi più che mai – vivono costantemente esposti a notizie dall’Italia e dal mondo. Anche quando ci sembra di fare di tutto per impedirlo. A scuola, con i compagni di classe, nelle strade… continuamente vengono a conoscenza di notizie, informazioni, dettagli… spesso non filtrati. Anche se ci potrebbe apparire paradossale, l’essere umano è sempre vissuto con delle guerre in atto nel mondo… e l’unico mezzo che ha per sensibilizzare i più piccoli ai temi della pace, dell’uguaglianza, della bellezza della diversità… è parlare di pace.
Fondamentale è dunque prendersi del tempo e – una volta appurate le notizie che i nostri bambini hanno appreso – spiegare loro con parole semplici cosa sta accadendo. Prezioso è restituire loro un senso di sicurezza e di protezione. “Gli adulti si stanno occupando di quello che sta accadendo” è il messaggio da trasmettere.
Sminuire, banalizzare, minimizzare o – addirittura – nascondere, non è funzionale al senso di sicurezza, anzi. Quando un bambino percepisce che c’è qualcosa che sta accadendo intorno a lui, se gli viene detto che “va tutto bene”, penserà di essersi sbagliato, che il suo sentire non è corretto. Al contrario, guidarlo in maniera calma e autorevole, a capire cosa sta accadendo, con il linguaggio più adatto alla sua età, gli permetterà di crescere, di capire, di trovare uno spazio – protetto – dove potersi esprimente e sentirsi accolto e ascoltato.
Come possiamo sentirci al sicuro?
Forse non sarà possibile nell’immediato sentirci totalmente al sicuro; forse è importante imparare a stare in questo clima di incertezza e di instabilità. Magari nel tempo, impareremo anche a trovare un senso e delle risorse in quello che sta accadendo. Per ora, ciò che può essere veramente importante è ricordare a noi stessi di come la mente abbia una straordinaria capacità di adattamento… ed anche se può sembrarci difficile, a tratti doloroso, in questo momento storico quello che può realmente fare la differenza è ricordare a noi stessi che non possiamo controllare tutto, non possiamo agire su ciò che è “troppo lontano da noi”, non possiamo cambiare o predire il futuro. Quello che però può fare una grandissima differenza e restituirci lucidità, presenza e stabilità è l’attenzione verso le piccole cose del quotidiano:
- relazioni
- lavoro
- comunità
- valori
- obiettivi.
Tanto più il futuro è incerto, tanto più diventa importante tornare al presente.
Di questo tema ne ho parlato a Gocce di Benessere in TV, all’interno del programma “8 Mattina in Famiglia”, ideato e condotto da Jennifer Di Vincenzo, il 20 marzo. Se vuoi rivedere la puntata per intero, basta che ti colleghi alla playlist di Rete 8 su Youtube dedicata al programma.
E se senti che l’ansia e la paura, in questo momento della tua vita stiano alzando un pochino troppo il loro volume, non pensare di dovercela fare necessariamente da sol*. A volte chiedere aiuto può essere davvero l’inizio di un percorso di trasformazione.




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