La mia esperienza da export manager, un equilibrio tra lavoro, salute e vita privata
Per diversi anni ho lavorato come export manager, viaggiando spesso all’estero e vivendo in prima persona le sfide di una vita “sospesa” tra aeroporti, hotel e nuove città.
Ricordo bene cosa significava dover conciliare le responsabilità professionali con la distanza dagli affetti, la fatica dei fusi orari, il senso di solitudine che emergeva – di tanto in tanto – anche nelle metropoli più affollate.
Quando iniziai a fare i primi viaggi, ricordo quanto fosse difficile trovare il giusto equilibrio. Spesso per cortesia, per educazione, mangiavo più del dovuto – e mi sentivo male – oppure non avevo il coraggio di dire che avevo bisogno di recuperare il fuso orario, di staccare la spina, di prendermi del tempo per me… e mettevo da parte le mie necessità.
Gli effetti sulla salute
Ho lavorato viaggiando a lungo e, negli ultimi tempi, stavo fuori anche venti giorni al mese. È stato proprio durante quell’ultimo periodo che ho iniziato ad interessarmi alla meditazione e alla psicologia.
Avevo notato che qualcosa accadeva in me: cambiava l’umore, diminuiva la mia capacità nella gestione delle emozioni difficili, facevo più fatica a recuperare le forze… e spesso il corpo accusava il colpo: difficoltà digestive, insonnia, sfoghi cutanei, stitichezza. E sempre in quel periodo che ho scoperto di soffrire di rosacea papulo-pustolosa.
Questi non sono solo ricordi personali: la ricerca scientifica conferma che chi viaggia frequentemente per lavoro incontra difficoltà simili
- Uno studio della Columbia University già nel 2011 ha dimostrato che chi viaggia oltre 20 giorni al mese ha una probabilità 260% più alta di autovalutarsi in salute mediocre o scarsa, oltre a rilevare valori più elevati di colesterolo e pressione sanguigna.
- Secondo un’analisi su oltre 13.000 cartelle sanitarie aziendali, chi viaggia 21 o più notti al mese, presenta tassi significativamente più alti di fumo (3,7 volte in più), insonnia (1,3 volte), ansia (1,7 volte) e depressione (2,2 volte).
- Tra il 36% e il 54% dei viaggiatori d’affari riferisce problemi fisici come insonnia, disturbi gastrointestinali o cutanei (Journal of Travel Medicine).
Il prezzo emotivo dei viaggi frequenti
Accanto alla salute fisica, anche l’equilibrio emotivo può risentire dei continui spostamenti.
- Gli studi mostrano che i viaggi frequenti aumentano i livelli di stress e burnout, in particolare a causa di jet lag, carichi di lavoro intensi e isolamento sociale.
- I ricercatori che hanno applicato il modello Job Demands–Resources (JD-R) sottolineano come le trasferte introducano nuove richieste professionali che, se non bilanciate da risorse personali – o aziendali – possono favorire esaurimento e ansia.
- Inoltre, il conflitto lavoro-famiglia è un altro fattore rilevante: più giorni di viaggio significano più difficoltà a conciliare ruoli familiari e riposo, con conseguenti problemi di sonno e maggiore stress.
“Ovunque tu vada, vacci con tutto il cuore.” — Confucio
Il Job Demands–Resources model (JD-R)
Si tratta di un modello teorico molto usato in psicologia del lavoro per spiegare lo stress e il benessere lavorativo. È stato sviluppato da Demerouti, Bakker e collaboratori nei primi anni 2000 e si basa su un’idea semplice ma molto potente:
Ogni lavoro, indipendentemente dal settore, ha richieste (demands) e risorse (resources).
Le Job Demands (Richieste lavorative)
Sono gli aspetti del lavoro che richiedono energia e sforzo fisico, emotivo o cognitivo.
Esempi:
- carichi di lavoro eccessivi,
- scadenze strette,
- pressione dei clienti,
- viaggi frequenti, jet lag,
- gestione dei conflitti e delle emozioni difficili.
Di per sé non sono sempre negativi, ma quando superano la capacità della persona di affrontarli → portano a stress, affaticamento, burnout.
Le Job Resources (Risorse lavorative)
Sono gli aspetti del lavoro (o del contesto) che aiutano la persona a raggiungere i propri obiettivi, a ridurre le richieste e stimolare la crescita personale.
Esempi:
- supporto dei colleghi o del capo,
- autonomia nel gestire tempi e modalità di lavoro,
- riconoscimento e gratificazione,
- opportunità di apprendimento,
- strumenti pratici (tecnologia, organizzazione efficiente),
- risorse personali come resilienza, mindfulness, autoefficacia, abilità e competenze specifiche.
Le risorse non solo proteggono dallo stress, ma aumentano la motivazione, la soddisfazione e la possibilità di poter sostenere in modo adeguato ed efficace quanto viene richiesto.
Il bilanciamento
- Quando le richieste sono troppe e le risorse insufficienti → prevale il processo di esaurimento, che porta al burnout.
- Quando le risorse sono forti → prevale il processo motivazionale, che porta maggior impegno e benessere lavorativo.
..e nei viaggi di lavoro, tutto questo come si applica?
Immaginando che cosa accade ogni volta che un lavoratore si trova a dover viaggiare per raggiungere i suoi obiettivi, potremmo pensare che le richieste e le risorse siano:
- Richieste: far fronte al jet lag, sostenere dei ritmi intensi, avere un’alimentazione disordinata, sentire la lontananza da casa, percepire un certo isolamento sociale.
- Risorse: avere il supporto dell’azienda, possibilità di prendersi delle pause, avere degli strumenti di gestione dello stress (es. mindfulness), poter accedere a delle consulenze psicologiche online, percepire una rete di sostegno – anche a distanza.
Se applichiamo questo modello, è facile individuare come mai, due persone, con la stessa quantità di viaggi, possono reagire in modo diverso: chi ha più risorse riesce a reggere meglio le pressioni, chi ne ha poche rischia più facilmente stress e problemi di salute.
Relazioni e distanza dagli affetti
Se può essere difficoltoso per chi, come me, viaggiava ma tornava frequentemente a casa, quanto può incidere la lontananza per chi lavora o studia all’estero per periodi più lunghi?
Uno studio condotto sul personale della World Bank ha evidenziato che il 75% dei dipendenti e il 50% dei loro coniugi riportavano alti livelli di stress a causa dei viaggi. Non solo: i coniugi dei viaggiatori avevano quasi il doppio dei reclami medici, soprattutto per disturbi psicologici.
La distanza, il senso di sradicamento e la difficoltà a condividere vissuti emotivi con chi rimane in Italia possono rendere tutto ancora più complesso.
Il valore del sostegno psicologico online
Se il benessere di coloro che vivono frequentemente in viaggio è un equilibrio dinamico tra richieste e risorse, è facile intuire come un percorso di sostegno psicologico può fare la vera differenza.
Avere con un professionista che condivide la stessa lingua e cultura, la possibilità di fare dei colloqui on line, non soltanto significa poter ricevere aiuto emotivo, quando magari si possono presentare delle emozioni difficili da gestire, ma poter lavorare sulle proprie abilità e competenze, sugli strumenti che si hanno a disposizione, sull’importanza di saper trasformare i disagi in risorse.
Oggi, come psicologa e istruttrice di mindfulness, porto con me il bagaglio prezioso dell’esperienza vissuta: so bene che chi lavora o vive all’estero spesso affronta situazioni impegnative, silenzi difficili, che non sempre vengono compresi.
Offrire percorsi di supporto psicologico online, flessibili e adattabili agli orari di chi viaggia o vive fuori, lo sento come un impegno personale: uno spazio di ascolto per chi spesso svolge professioni di responsabilità e non sa a chi rivolgersi nei momenti di vulnerabilità.
“Prendersi cura di sé non significa me per primo, ma me anche.” — L.R. Knost
Cosa possiamo fare insieme
Se in qualche modo ti sei ritrovat* in questo articolo, sappi che, fare delle sedute insieme, secondo il mio approccio strategico breve può aiutarti a:
- Migliorare la gestione dello stress e delle emozioni difficili legate al lavoro e ai continui spostamenti;
- Ridimensionare la sensazione di solitudine e il senso di sradicamento che talvolta si può presentare;
- Facilitare il ritrovamento di un equilibrio tra vita personale e professionale – anche a distanza;
- Restare in contatto con la tua lingua, la tua cultura e il tuo sentire più autentico;
- Massimizzare i tuoi risultati professionali.
Essere lontani non significa essere soli: a volte basta una connessione per sentirsi di nuovo “a casa”.
Insieme possiamo fare dei colloqui di sostegno psicologico, di coaching, dei percorsi mindfulness based, imparare il training autogeno.
Contattami per avere maggiori informazioni.
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