Una mia foto in primo piano con la scritta della campagna di sensibilizzazione per la giornata mondiale della salute mentale: #imnotcrazy e vado dallo psicologo
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#IMNOTCRAZY e vado dallo psicologo

Alcune riflessioni guidate sulla Giornata Mondiale della Salute Mentale

Oggi è la Giornata Mondiale dedicata alla salute mentale. Che cosa intendiamo con questa espressione: “Salute mentale”?

Quando parliamo di salute mentale, non ci riferiamo solo all’assenza di una malattia. La salute mentale è una condizione di equilibrio in cui la persona riesce a gestire le proprie emozioni, a mantenere relazioni soddisfacenti e a far fronte alle sfide quotidiane. Nel lavoro, nelle relazioni, nella vita personale.

Potremmo quasi definirla come: la capacità di adattarsi ai cambiamenti, di provare gioia, ma anche di affrontare momenti difficili senza esserne travolti.

In questo senso, la salute mentale è parte integrante della salute globale, proprio come quella fisica – da tutti riconosciuta.

In che modo la Salute mentale, soprattutto negli ultimi anni sta avendo un peso nelle nostre vite e nella società?

I dati che navigando sul web sui diversi siti, dal Ministero della Salute, all’Organismo Mondiale per la Salute, all’Istat… ci mostrano con chiarezza quanto la salute mentale sia un tema che riguarda da vicino tutta la popolazione.

In Italia, si stima che una persona su cinque conviva con un disturbo psicologico o psichiatrico, e che oltre 16 milioni di persone abbiano sperimentato forme di disagio psicologico di media o grave entità.

Ogni giorno, più di 1.500 persone si rivolgono ai pronto soccorso per motivi legati alla salute mentale, e nel 2023 oltre 850 mila cittadini sono stati presi in carico dai servizi specialistici.

Numeri enormi, se pensiamo a quante persone, vicine a coloro che hanno manifestato il disagio, sono effettivamente coinvolte.

Questi numeri, già molto alti, sono in aumento soprattutto tra i giovani e le donne; dati che ci ricordano che la salute mentale non è un tema di nicchia, ma dovrebbe essere una delle tante priorità. Prendersi cura di noi, della nostra mente richiede attenzione, risorse e prevenzione.

Quali sono le principali cause di questo aumento?

Le cause sono molteplici e si intrecciano tra loro. Negli ultimi anni abbiamo vissuto un periodo di forte instabilità: la pandemia, le crisi economiche, le guerre… se poi pensiamo alla precarietà lavorativa, alle tante incertezze sul futuro, agli strascichi del Covid, non dovremmo stupirci di come tutto questo si rifletta su un generalizzato clima di ansia.

Se a tutto questo ci aggiungiamo i cambiamenti sociali quali: la solitudine crescente, l’uso intensivo dei social media, la pressione continua ad essere sempre più performanti – soprattutto tra i più giovani – non dovremmo stupirci se in quasi tutte le famiglie incontriamo dei disagi che rischiano di evolversi in psicopatologie.

Tutti questi fattori aumentano lo stress e riducono il senso di connessione e di sicurezza emotiva, facendo sì, in altreparole, che la nostra mente sia costantemente sollecitata. E’ un po’ come se fossimo perennemente in uno stato di allerta e tensione… tanto da non lasciare alla mente il tempo e/o lo spazio per rigenerarsi.

Cosa possiamo fare per invertire questa tendenza e ridimensionare i numeri che abbiamo appena visto?

Per invertire questa tendenza serve un approccio su più livelli, sistemico e costante. Se da un lato, è fondamentale potenziare la prevenzione e l’accesso ai servizi – investendo nella salute mentale nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei consultori, e garantire percorsi psicologici accessibili a tutti… dall’altro lato, è importante agire sul piano individuale e culturale: imparare a riconoscere i segnali di disagio, parlare apertamente di ciò che si prova, e normalizzare la richiesta di aiuto.

A questo proposito credo che sia davvero bellissima l’iniziativa #IMNOTCRAZY. Io stessa ho postato una foto con questo hashtag accompagnato dalla scritta “…e vado dallo psicologo”. C’è ancora una grandissima reticenza a condividere che si vada da un terapeuta. E’ come se affermare di aver bisogno di un supporto per il proprio benessere psichico sia ancora un tabù.

E nel quotidiano? Cos’altro si può fare?

Anche piccoli gesti quotidiani — come curare il sonno, il movimento, la socialità, la consapevolezza delle proprie emozioni — si può fare tantissimo. Uscire dagli automatismi, imparare a sentire e a sentirsi, può fare una grandissima differenza. La salute mentale non è solo una questione clinica: è un bene collettivo che nasce da una cultura del prendersi cura, di sé e degli altri.

Qualche giorno fa si parlava anche del riconoscere l’obesità come malattia cronica. ha un qualche legame questo con la salute mentale? …e se sì, in che misura?

Sebbene anche di questo tema si parla molto poso, esiste un legame molto stretto tra obesità e salute mentale.

Da un lato, l’obesità può essere una conseguenza di un disagio psicologico: stress cronico, ansia, depressione o disturbi del comportamento alimentare possono influire sulle abitudini di vita, sull’alimentazione e sull’attività fisica… per non parlare dell’effetto che alcuni farmaci possono avere sulla percezione del senso di fame-sazietà…

Dall’altro lato, convivere con l’obesità può generare a sua volta un forte impatto emotivo: vergogna, senso di colpa, bassa autostima… possono portare all’isolamento sociale, ad  episodi di bullismo, emarginazione, discriminazione.

Parliamo quindi di un rapporto bidirezionale: la mente influenza il corpo e il corpo influenza la mente.

Riconoscere l’obesità come una malattia cronica significa, in questo senso, riconoscere anche la necessità di un approccio integrato, che includa non solo interventi medici e nutrizionali, ma anche un supporto psicologico ed educativo.

Se volessimo dunque lasciare un messaggio oggi, cosa potremmo dire?

La salute mentale e quella fisica sono due voci della stessa armonia.
Quando una stona, l’altra ne risente.

…Ma quando impariamo a prenderci cura di entrambe, con rispetto e continuità, allora possiamo davvero parlare di benessere — non solo di sopravvivenza, ma di vita piena. E ognuno, a tal proposito, è responsabile, per quel che gli compete, della sua salute.

Ti potrebbero interessare:

Salute mentale – Da Il Sole 24ore

Salute Mentale – Dall’UNICEF

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