Longevità, patologie e dolore cronico Persone mature e anziane si abbracciano guardando l'orizzonte davanti a loro.
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Longevità, patologie e dolore cronico

Un approccio gentile al cambiamento inevitabile della vita

Quando il Budda disse che la vita era sofferenza, aveva senz’altro in mente l’inevitabilità del dolore fisico.

Nonostante siamo tutti d’accordo nell’affermare che nessuno di noi, con il dolore fisico, vorrebbe averci niente a che fare… dopo una certa età, il dolore fisico diventa una presenza piuttosto comune e “importante” nelle nostre vite.

Oltre alla sua presenza, un aspetto piuttosto rilevante rispetto al dolore è che, la maggior parte delle persone ha la capacità di trasformare rapidamente il dolore fisico in sofferenza mentale e/o emotiva.

Sia che si tratti di dolore a breve termine, sia che si tratti di un dolore cronico, quando abbiamo una sofferenza, ogni dolore, diventa rapidamente il centro della nostra vita.

“La lingua batte sul dente che duole” – non a caso.

…e l’aspetto più paradossale è che, se il dolore c’è, soffriamo per la sua presenza, quando cessa, iniziamo a temere che possa tornare ed attiviamo pertanto una vigilanza estrema per captare ogni singolo segnale.

Non ci deve stupire dunque se sviluppiamo una sorta di ipersensibilità alle sensazioni dolorose.

…ecco perché è tanto importante introdurre nella nostra vita la consapevolezza. E’ solo quando impariamo – e ci alleniamo costantemente – ad essere presenti che qualcosa si trasforma. Le nostre convinzioni, emotivamente fondate, amplificano la nostra sofferenza, dunque, se impariamo a lavorare con il dolore, ecco che la sofferenza può diventare una vera e propria guida. Maestra.

Longevità, patologie e dolore cronico

Se poteste rispondere a questi due interrogativi:

  • Preferireste vivere a lungo o vivere bene?
  • Quanto conta per voi la salute? Chi di voi la considera un valore prezioso?

Il 70% degli italiani ritiene che la salute sia uno dei valori fondamentali.

…ma meno di 2 italiani su 10 dichiara di fare attività fisica cardio regolarmente; poco più di 1 su 10 dichiara di fare attività muscolare.

Se fare attività fisica è uno dei modi – più efficaci – per salvaguardare la nostra salute, come mai così poche persone l’hanno introdotta in modo regolare nella loro vita?

  1. Perché è faticosa
  2. Perché i nostri ritmi sono particolarmente forsennati
  3. Perché culturalmente non ci alleniamo – fin da bambini – a fare attività fisica regolarmente

La medicina CURA, non previene la malattia.

Un dato particolarmente rilevante è che l’80% della spesa sanitaria oggi va verso le persone che hanno 1-2 malattie croniche.

…e secondo le statistiche:

  • Le malattie croniche colpiscono circa 24 milioni di italiani generando l’85% dei decessi annuali e comportando una spesa sanitaria tra i 65 e i 71 miliardi di euro
  • Circa il 18% degli adulti tra 18 e 69 anni convive con almeno una patologia cronica diagnosticata nel corso della vita
  • La percentuale aumenta fino al 57% tra gli over 65: oltre un anziano su due è affetto da almeno una malattia cronica
  • La policronicità (due o più patologie croniche) riguarda circa il 4% dei 18‑69enni, l’8% tra i 50‑69 anni e arriva al 25% nella fascia over 65, con picchi del 37% oltre gli 85 anni

Tra le malattie croniche delle persone over 65 troviamo:

  • Cardiopatie (~27 %)
  • Diabete (~20 %)
  • Malattie respiratorie croniche (~16 %)
  • Tumori (~13 %)

…E ANCORA

  • L’Ipertensione arteriosa: dopo i 65 anni coinvolge oltre la metà della popolazione e arriva al 65 % circa tra gli 80enni
  • Il Diabete mellito tipo 2: colpisce circa il 3 % della popolazione italiana, ma supera il 10 % tra gli over 65
  • Il Dolore cronico: affligge oltre 10 milioni di adulti, con incidenza del 35 % tra 65‑74 anni e 50 % oltre gli 85; il 60 % dei casi riguarda donne; costi sociali stimati in 62 miliardi di euro/anno
Longevità, patologie e dolore cronico
Un signore anziano seduto sul suo divano di casa si tocca la spalla dolorante.
  • Il dolore cronico è più diffuso tra le donne: circa il 60% dei pazienti colpiti è di sesso femminile; prevalenza stimata al 21,2% nelle donne e 18,1% negli uomini
  • Il divario di genere aumenta con l’età – soprattutto nella fascia 65+, con differenze tra i sessi che superano i 15 punti percentuali

Il dolore cronico e la qualità di vita

  • Il 68% dei malati riferisce un impatto “molto” o “abbastanza” negativo sul benessere e la vita quotidiana; solo il 4% riporta nessun effetto significativo
  • Il 92,8% convive con effetti rilevanti nelle attività quotidiane, mentre solo il 7,2% ci convive senza conseguenze importanti
  • Tra le principali difficoltà che le persone con dolore cronico incontrano, troviamo: sollevare oggetti, fare attività fisica, passeggiare, dormire, avere relazioni sociali.

Come impatta psicologicamente il dolore cronico

  • Il 48,8% dei pazienti segnala apatia o debolezza;
  • Il 38,2% tende facilmente alla commozione;
  • Il 37% vive stati d’ansia o depressione; vertigini riportate nel 30,8% dei casi

Ora, mi piacerebbe riportarvi alcune osservazioni, tratte da un approccio strategico di un professionista, medico, Filippo Ongaro, oggi consulente per prevenire le malattie, migliorare la salute e il benessere delle persone, anni fa, preparatore atletico delle spedizioni spaziali.

Quando gli astronauti si trovano a stare in assenza di gravità, 6 mesi nello spazio equivalgono, per alcuni tessuti del nostro organismo a 10 anni di vita; un dato che ci obbliga necessariamente ad attuare delle contromisure all’invecchiamento.

In realtà, anche noi, nel nostro piccolo e nel quotidiano, dovremmo fare altrettanto. Lavorare per contrastare l’invecchiamento fisiologico del nostro organismo, così da allontanare la probabilità che possano comparire malattie, dovrebbe essere un dovere e interesse comune, eppure…

Il comune atteggiamento che le persone hanno nei confronti della salute, della malattia… è piuttosto scaramantico.

Da un punto di vista razionale, riteniamo la salute la cosa più importante della nostra vita, da un punto di vista pratico, facciamo molto poco.

Molte poche persone hanno abitudini sane di prevenzione alla malattia, alla comparsa di malattie croniche. La gran parte delle persone DELEGA. Deleghiamo alla scuola l’educazione, alla medicina la cura. E a noi?

Se abbiamo già detto che la medicina cura, non ci tiene in salute.. noi, in prima persona, che cosa facciamo per la nostra salute? Quante risorse dedichiamo alla prevenzione della nostra salute?

Circa l’80% della spesa sanitaria oggi va verso le persone che hanno 1-2 malattie croniche, abbiamo detto… Ma solo l’1% viene investita in prevenzione… e di questo 1%, solo il 99% è investito in diagnosi precoci.

Longevità, patologie e dolore cronico. L'importanza della prevenzione.
Una mano blocca i pezzi di un domino che a catena stanno per cadere, in segno di prevenzione.

Ma i programmi di diagnosi precoce NON evitano l’emergere delle malattie. Anticipano l’individuazione della malattia.

Ma di cosa si muore oggi?

Secondo il rapporto ISTAT nel 2022, le cause predominanti sono state:

1.Malattie del sistema circolatorio

2.Tumori/neoplasie

3.Malattie respiratorie

Questi gruppi causano oltre il 55 % dei decessi totali insieme.

E poi?

…nessuno ci dice, che la depressione e l’obesità sono oggi tra i principali fattori di rischio e cause indirette di molte delle malattie che portano alla morte, soprattutto nei Paesi ad alto reddito come l’Italia.

La depressione non è spesso registrata come causa diretta di morte, ma:

  • È una delle principali cause di disabilità a livello globale (OMS);
  • È fortemente associata a:
    • Suicidio (una delle principali cause di morte nei giovani tra i 15 e i 29 anni);
    • Aumento di rischio cardiovascolare, ictus e demenze;
    • Ridotta aderenza alle cure, che peggiora l’esito di altre patologie.

L’OMS prevede che entro il 2030 la depressione sarà la prima causa di carico globale di malattia (in termini di anni vissuti con disabilità).

Ma cosa facciamo noi, ogni giorno per salvaguardare noi e i nostri cari da questa malattia così subdola e silenziosa?

Cosa facciamo per rafforzare il nostro equilibrio mentale e la nostra capacità di stare nelle situazioni, anche difficili?

Nella vita NON esiste il rischio zero, tutti dobbiamo morire e tutti iniziamo a morire nel momento in cui nasciamo; ma, sebbene non tutte le patologie si possono prevenire, molte possono essere prevenute con uno stile di vita sano, un’attenzione al corpo, alla mente, alle emozioni durante tutto l’arco della nostra vita – e non solo quando diventiamo anziani.

Nell’arco degli ultimi anni c’è stato un cambiamento epocale nelle cause di mortalità. Un tempo – non tanto remoto – si moriva di tubercolosi, oggi non più. La vita media delle persone si è fortemente allungata, ma in che modo?

Preferite vivere più a lungo o vivere più a lungo “sani”?

Un epidemiologo americano, S. Jay Olshansky, professore di salute pubblica presso l’University of Illinois at Chicago, noto per le sue ricerche sul declino dell’aspettativa di vita nei Paesi ricchi, qualche mese fa ha pubblicato uno studio molto interessante che ha riportato di come la vita non sta più crescendo in termini di anni, ma soprattutto, ci stiamo sempre più confrontando con il tema della “qualità di vita” intesa come vita in assenza di malattie e di dolori cronici.

In parole semplici noi oggi curiamo sempre meglio, malattie delle quali ci ammaliamo sempre di più, ma il numero delle persone che oggi si ammalano, sono così tante, che la medicina fa fatica ad intervenire. La vera sfida della longevità oggi è vivere fino a 80-90 anni con una buona salute.

…Ed ecco che torniamo ancora una volta a riflettere sull’importanza di avere una buona medicina e, allo stesso tempo, uno stile di vita adeguato. Sano.

Nella nostra vita noi siamo abituati a definire i nostri obiettivi, le nostre strategie, metodiche… per raggiungerli. Definiamo gli avanzamenti di carriera, definiamo dove vogliamo andare in vacanza, quanti figli desideriamo avere… ma, nell’ambito invece della “longevità”, non facciamo altrettanto; non ci diamo l’obiettivo di vivere a lungo e in salute. E non definiamo nessuna strategia efficace per farlo.

Alcuni esempi

Per curiosità sono andata a vedere alcune delle persone più longeve al mondo:

Le persone più longeve mai registrate (validate)

NomeEtà alla mortePaeseAnno di morte
Jeanne Calment122 anni e 164 giorniFrancia1997
Kane Tanaka119 anni e 107 giorniGiappone2022
Sarah Knauss119 anni e 97 giorniUSA1999
Lucile Randon (suor André)118 anni e 340 giorniFrancia2023
Nabi Tajima117 anni e 260 giorniGiappone2018

…e sono andata a ricercare quali sono state per queste persone le cose in comune:

1. Dieta semplice, a base vegetale

  • Molto consumo di legumi, verdure di stagione, olio d’oliva, cereali integrali
  • Pochissima carne rossa, insaccati e zuccheri raffinati
  • Porzioni moderate: spesso si fermano prima di sentirsi pieni (“Hara hachi bu”, in Giappone: mangiare fino all’80%)

2. Movimento quotidiano naturale

  • Camminare, coltivare l’orto, salire e scendere scale
  • Nessuna palestra: movimento come parte della vita

3. Forte rete sociale

  • Famiglia unita, contatti quotidiani con figli e nipoti
  • Relazioni di supporto, appartenenza e significato

4. Scopo e serenità

  • Una chiara ragione per alzarsi ogni mattina (“Ikigai” in Giappone, “Plan de vida” in Costa Rica)
  • Spiritualità o fede regolare, anche senza religione
  • Tempo dedicato al riposare, riflettere, coltivare la calma

5. Consumo moderato di alcol (opzionale)

  • In molte Zone Blu si beve un bicchiere di vino al giorno, sempre durante i pasti e in compagnia

6. Routine regolare e ritmo lento

  • Orari regolari per sveglia, pasti e sonno
  • Assenza di stress cronico, grazie a rituali quotidiani di rilassamento (preghiera, siesta, meditazione, lavoro all’aperto)

…e la genetica?

Conta, ma non così come possiamo pensarlo noi.

Gli studi di epigenetica hanno ormai confermato di come il DNA è fortemente influenzato dal contesto in cui la persona vive. Perfino due gemelli identici, cresciuti in ambienti differenti, sviluppano fenotipi differenti.

La ricetta della longevità

Alla luce di questi dati, appare evidente come la longevità non sia solo questione di fortuna o genetica: solo il 20-30% della durata della vita dipende dai geni, mentre il resto è influenzato da fattori legati allo stile di vita (Buettner, 2023; OMS, 2024).

Non possiamo sempre scegliere cosa ci accade, ma possiamo scegliere come prenderci cura di noi stessi ogni giorno, attraverso piccole azioni ripetute nel tempo.

  • Movimento regolare, anche leggero, è associato a una riduzione fino al 30% del rischio di malattie croniche cardiovascolari e metaboliche (Ministero della Salute, PNP 2020–2025).
  • Alimentazione sana, ricca di fibre, legumi, frutta e verdura, è considerata una delle strategie più efficaci per prevenire tumori e diabete di tipo 2 (WHO, 2024; ISS/EpiCentro, 2023).
  • Gestione dello stress: tecniche come la mindfulness, la meditazione o anche il semplice rallentare nei ritmi quotidiani possono ridurre i livelli di cortisolo e l’infiammazione sistemica, fattori implicati nell’insorgenza di molte malattie croniche (Davidson & Kabat-Zinn, 2003; Goleman & Davidson, 2017).

È da qui che può nascere una vera prevenzione, non solo delle patologie, ma anche del malessere diffuso che oggi accompagna molte vite.
Perché prendersi cura di sé non è un lusso, ma un atto quotidiano di responsabilità e amore.

Il vero obiettivo che ci dovremmo porre è: non solo aggiungere anni alla vita, ma vita agli anni.

Fonti

  1. WHO – World Health Organization. (2024). Noncommunicable diseases: Key facts.
  2. ISS – Istituto Superiore di Sanità, Portale EpiCentro. (2023). Malattie croniche e stili di vita.
  3. Ministero della Salute. (2020). Piano Nazionale della Prevenzione 2020–2025.
  4. Buettner, D. (2023). The Blue Zones Secrets for Living Longer. National Geographic Books.
  5. Davidson, R.J. & Kabat-Zinn, J. (2003). Alterations in brain and immune function produced by mindfulness meditation. Psychosomatic Medicine, 65(4), 564–570.
  6. Goleman, D. & Davidson, R.J. (2017). The Science of Meditation. Penguin.

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