la mia gatta Kira in evidenza dentro ad una bacinella bianca di plastica.
Blog Psicologia del benessere Riflessioni

Nelle relazioni: ruolo o funzionamento? Come scegliere dove stare senza illusioni

Osservare senza giudicare: cosa ci insegnano i gatti

Vivo da anni con i miei quattro gatti e continuo a stupirmi di come l’osservazione del loro quotidiano sia per me una fonte inesauribile di riflessioni.

Questa mattina, mentre ero intenta nelle mie pratiche appena sveglia, Kira e Minù hanno catturato la mia attenzione: la prima era accoccolata dentro una bacinella fredda e rigida, quella che uso per lavare i panni; la seconda era distesa sul tappetino morbido su cui medito ogni mattina.

Il mio pensiero è stato immediato: come può essere confortevole stare lì dentro?
E subito dopo: quanto deve essere più accogliente il tappetino.

Due gatti, stesso momento, due scelte completamente diverse… e io, osservatrice, ho fatto quello che facciamo spesso: ho giudicato.

Solo in un secondo momento mi sono resa conto che non stavo osservando due scelte “giuste” o “sbagliate”, ma due modalità diverse di stare al mondo.
Per Kira quella bacinella rappresentava un luogo sicuro, contenitivo, protetto.
Per Minù, invece, il tappetino non rappresentava alcun rischio.

Non stavano scegliendo un ruolo, ma stavano esprimendo il loro funzionamento.

Non tutte le differenze sono da colmare, alcune vanno semplicemente riconosciute.

Quanto spesso giudichiamo i comportamenti degli altri

Continuamente, senza neanche accorgercene, nella nostra vita facciamo come ho fatto io questa mattina: ci stupiamo di quello che fanno gli altri e diamo sentenze sui comportamenti che non ci sembrano essere rispondenti a noi e ai nostri valori, metri, schemi.

Nelle relazioni: ruolo o funzionamento?

Questa mattina stavo affrontando, per la rubrica Gocce di Benessere, un tema che in realtà è molto affine a tutto questo: “Nelle relazioni: ruolo o funzionamento?” e facevo per l’appunto una serie di considerazioni a come noi, spesso, nelle relazioni che viviamo, scegliamo – più o meno consapevolmente – di ricoprire dei ruoli. Delle posizioni ben precise: il salvatore, l’esperto, il bisognoso… che spesso, nel tempo, è un po’ come se ci mettessero in delle gabbie rigide, dalle quali facciamo fatica ad uscire.

Pensate alla frustrazione di aver bisogno di aiuto, ma non sentirsi liberi di chiederlo perché “non siamo soliti farlo e pensiamo di non potercelo permettere”. O peggio, di non essere ascoltati o presi sul serio perché “noi siamo quelli forti che ce la fanno sempre”.

Sebbene i ruoli – abbiamo detto – siano delle posizioni che possiamo anche scegliere di modificare, spesso l’errore che viene commesso è quello di scambiarli come a delle caratteristiche “immutabili” di noi.

Il ruolo che occupiamo è spesso una scelta, il funzionamento che portiamo è una storia.

Quando cambiamo ruolo, ma la relazione va in crisi

Altre volte invece, soprattutto quando la relazione inizia a starci stretta, accade invece un fenomeno piuttosto comune: con impegno e fatica usciamo dal nostro ruolo e la relazione va in crisi. Sostenere il cambiamento non è mai facile; per le persone che ci sono accanto, quando certe dinamiche si modificano in modo troppo repentino, c’è bisogno di un tempo per trovare un nuovo equilibrio, accettare che ci sono nuovi ruoli e nuovi “giochi” entro cui muoversi.

Talvolta però, anche quando l’altro viene accompagnato verso le nuove dinamiche, quello che succede è che non si riesce a trovare una nuova sintonia.

Caso clinico: quando il ruolo cambia ma il funzionamento no

Una volta, una mia paziente mi raccontava di come, dopo anni di rinunce, di silenzi e di distanza emotiva, avesse deciso di lavorare su di sé e sulla relazione. Per molto tempo era stata autonoma, indipendente, forte, realizzata… Non aveva chiesto, non aveva condiviso troppo, non si era esposto…
Quella distanza era diventata una sorta di equilibrio implicito nella coppia.

Con fatica e consapevolezza, dopo un lavoro su di sé, la paziente ha scelto di uscire da quel ruolo – che nel tempo era diventato un po’ troppo limitante per iniziare a chiedere, a condividere, a mostrarsi più vulnerabile… Ad investire in una relazione più intima e paritaria.

È stato proprio in quel momento che la relazione è entrata in crisi.

L’amore non basta quando i funzionamenti non si incontrano.
E questo non rende l’amore meno vero.

Quella distanza, che fino a quel momento era sembrata una scelta condivisa, si è rivelata essere – quando è stata messa in discussione, il frutto non di un ruolo assunto, ma di un bisogno dell’altro.
Un bisogno di mantenere una certa distanza emotiva, di non esporsi troppo, di proteggersi.

Il ruolo della mia paziente era cambiato, ma il funzionamento della persona che aveva accanto, non poteva sostenere il nuovo equilibrio.

Distinguere tra ruolo e funzionamento non serve a trovare colpe o colpevoli, ma a fare chiarezza.

I ruoli possono essere messi in discussione, spostati, rinegoziati… sono posizioni che, con consapevolezza, possiamo scegliere di abitare in modo diverso o di rivedere quando entrano in crisi.

I funzionamenti, invece, chiedono un lavoro differente: vanno prima riconosciuti, compresi, rispettati nei loro tempi… ed eventualmente affrontati in modo autentico, con un percorso adeguato.

Questo vale per noi e vale anche per le persone che incontriamo lungo il cammino.

Il funzionamento relazionale: ciò che nasce dalla nostra storia

Noi non siamo la nostra storia, ma abbiamo attraversato una serie di esperienze che ci hanno aiutati a sviluppare strategie e difese per sopravvivere al meglio.

Soprattutto nelle prime fasi della nostra vita, le relazioni significative che ci hanno accompagnato è un po’ come se ci avessero permesso di sviluppare un funzionamento di regolazione emotiva. Più o meno disposto ad avvicinarsi agli altri. Più o meno disponibile al cambiamento.

Compatibilità relazionale: perché l’amore non basta

Ed è proprio sulla base del funzionamento che ognuno di noi ha che si gioca la grande partita della compatibilità relazionale. Spesso lo sottovalutiamo e pensiamo – banalmente – che basti il nostro amore e il nostro affetto per cambiare l’altro, dimenticandoci invece di quegli schemi che non soltanto caratterizzano il nostro vivere l’intimità, la quotidianità, le esperienze… ma anche di percepire eventuali pericoli e/o minacce.

La compatibilità non è quanto ci vogliamo bene, ma quanto possiamo stare insieme senza perderci.

Ruolo e funzionamento: dove possiamo scegliere e dove no

Per questo, prima di chiederci cosa fare dentro una relazione, può essere utile fermarsi e porci alcune domande semplici, ma orientanti:

– Ciò che mi pesa riguarda il ruolo che sto occupando o il funzionamento mio o dell’altro?
– Su cosa ho davvero margine di scelta e di cambiamento, oggi?
– Questa relazione, è abitabile per me così com’è nella realtà oppure lo diventerebbe, solo se si modificasse?

Non per decidere immediatamente, non per emettere sentenze, ma per osservare con maggiore onestà, ascoltare ciò che c’è, integrare limiti e possibilità.

Maturità relazionale e scelte possibili

Proprio come con Kira e Minù: non esiste un modo giusto o sbagliato di stare al mondo.
Esistono funzionamenti diversi, bisogni diversi, soglie diverse di sicurezza e di esposizione.

La maturità relazionale non nasce dal pretendere che l’altro cambi, né dal sacrificare parti di sé per tenere in piedi un legame.
Nasce quando impariamo a riconoscere le differenze e a scegliere, con più consapevolezza e responsabilità, dove stare, come stare e fino a dove è possibile andare insieme.

La maturità affettiva inizia quando scegliamo dove stare senza aspettare che l’altro cambi.

Se leggendo questo articolo ti sei riconosciuto in alcune dinamiche relazionali, se senti che il nodo non è “capire di più”, ma fare chiarezza su ruolo e funzionamento nelle tue relazioni, può essere utile fermarsi in uno spazio dedicato.

Lavorare sul proprio ruolo e comprendere il proprio funzionamento relazionale permette di fare scelte più consapevoli, senza illusioni di cambiamento miracoloso e senza rinunciare a sé.

👉 Puoi contattarmi o prenotare una seduta per un percorso di orientamento psicologico: un tempo di ascolto e riflessione pensato per chi desidera comprendere meglio le proprie relazioni e valutare, con lucidità, dove e come stare.

Ti potrebbero interessare:

You Might Also Like...

No Comments

    Leave a Reply